Censura artistica

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Della vicenda delle statue nascoste, colpisce l’incultura e la rozzezza degli strapagati staff governativi i quali, evidentemente, non pensavano che la cosa potesse avere un rilievo, e figuriamoci un rilievo da prime pagine internazionali, perché per loro era come coprire la litografia ignuda di Anna Salvatori nel salotto di casa quando arriva la zia suora. Una rozzezza peraltro condivisa, in quanto è difficile credere che abbiano fatto di testa loro, senza una parolina nell’orecchio dei capi – “Che facciamo? Ci mettiamo il paravento?” – e il loro distratto okkey. Provinciali senza nemmeno l’idea di quel che maneggiano a Roma, ignoranti che dovremmo rispedire al paese loro a spolverare i cimeli del museo dell’arte contadina o del cesto intrecciato (con tutto il rispetto per l’arte contadina e i cesti).

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